i molti sensi della cura

Una deliziosa, accurata, profonda e vera riflessione che mi sono portata qui, poichè la sento molto mia …
Ti ringrazio Will per aver interpretato benissimo, con grande maestria di parole che io non ho e ti “invidio” da sempre, un mio sentire.🙂🙂🙂

Willyco

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Il senso della cura è in quel chiamare, pensare, scrivere: ci sono e ti penso. 

È nei piccoli gesti che si arrendono all’evidenza delle molte specie d’amore e che solo chi ne conosce la grafia sa interpretare e tenere cari. La cura è colmare un silenzio intuito, sorprendere con un gesto inatteso.
La cura è l’attesa e la sua risposta nell’esserci. La cura toglie il calcolo dai gesti, dalle cose, è un accucciarsi caldo, una carezza inventata e lieve, un sentire che nell’aria c’è il profumo della presenza.

La cura è togliere dalla solitudine quando questa fa male e lasciarla quando è necessità del ritrovarsi.

La cura non ha tempo, non ha ora, è fatta di codici segreti, di piccole abitudini che tengono assieme la luce e il buio, è un dire con parole giuste e sbagliate, un eccedere che coglie l’inespresso, un tenere per mano quando la mano ha freddo.

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Il tempo di perdere tempo: piccola riflessione sulla falsa efficienza e sulla produttività

Ma come sono d’accordo con te, ma proprio tanto, Galatea
Ringraziandoti perchè hai dato bella voce ai miei pensieri e convinzioni, condivido qui da me …

Il nuovo mondo di Galatea

I primi giorni di scuola di quest’anno sono stati un tour de force. Complice il caos della riforma che ha inviato a scuola colleghi cui non si sa cosa far fare e non ha ancora nominato invece quelli che servono per coprire le cattedre, le giornate sono scivolate via fra una riunione e l’altra, in cui si cerca di tappare un buco di qua, di progettare di là l’inizio della scuola e mettere a fuoco attività che poi boh, speriamo di poter fare. Un frullatore in cui si passa da una commissione all’altra, da un consiglio di classe all’altro, e poi a casa via, a guardare siti, provare piattaforme, leggiucchiare qua e là idee, informarsi sugli alunni che si avranno tramite le relazioni di maestre o di psicologi o di neuropsichiatri, a seconda dei casi. Un frullatore in cui ti senti risucchiata, centrifugata e poi anche un po’ sputata via…

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NOVODEVIČIJ

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Novodevičij

se avete ancora voglia di continuare …

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SAN PIETROBURGO

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Altro post, altre immagini dalla Russia che ho visto.   :-)

Nella fortezza

blog

Al Nair

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PUŠKIN – CARSKOE SELO

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Da ora in avanti, un po’ alla volta, qui troverete le immagini relative al mio viaggio in Russia della scorsa estate

Al Nair

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VENICE

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A maggio 2015, alcuni tra i miei sguardi su

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V E N I C E

 

Riprendo qui, come è mia usanza e dopo tanto silenzio a mostrarvi quel che osservo.

Seguirà altro, ma….altrove, sul AL-NAIR

Grazie a chi non ha mai smesso di seguirmi.    :-)

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SUZDAL’

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In lontananza si sente una specie di fischio, sembra un treno ma non lo è, e il buio sta per calare. Le notti bianche dei territori più a nord rischiarano ancora un pochino il cielo che si intravede tra le cime delle alte betulle che formano il boschetto quadrato, lontano dal paese.

C’è un cimiterino ortodosso percorso da silenzi profondi e tristi, malinconie antiche e nuove, sterpaglie alte e cancellate basse di ferro arrugginito che avvolgono tombe abbandonate e vecchie di anni, affetti e ricordi oramai svaniti.

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Dopo aver combattuto nelle steppe del fronte a sud est, viaggiato su carri bestiame a volte scoperti, soldati italiani sono giunti qui, in questo paesino dalle chiese con le guglie a cipolla, in terra di nebbie, gelo e neve, lontanissima e straniera. Sfiancati dalle interminabili marce del “davai”, sono giunti nel monastero trasformato in prigione, dove han provato la fame, il tifo, un’infinita sofferenza e incontrato la morte.

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Ora, dimenticati dai più, riposano in questo luogo solitario trascurato e desolato.

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fossa comune a Suzdal-9880-

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Nonostante l’oblio lavori per cancellare quel che sono stati, la loro umanità e dignità, la storia, le fatiche, gli orrori, e nonostante i tentativi di far sì che ciò che han patito non sembri più vero, siamo andati a cercarli, li abbiamo trovati e abbiamo portato loro il dovuto ricordo, un pensiero e una preghiera.

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Abbiamo provato commozione, tristezza e amarezza insieme, ma prima di salutarli e andarcene, abbiamo raccolto il messaggio di speranza che questi poveri soldati, soli e lontani da ciò e da chi amavano, sembrava ci volessero lasciare:

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…e voi che ritornerete a casa sappiate che anche qui dove riposo, in questo campo vicino al bosco di betulle, verrà la primavera.

.(dal poeta della steppa Giuliano Penco – Io resto qui)

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Fossa comune di soldati italiani (provenienti dal Campo n. 160 presso il Monastero di S. Eutimio di Suzdal’) – Ex Cimitero Ortodosso – Suzdal’ – Oblast’ di Vladimir – Russia

06 luglio 2015

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marcia del DAVAI-0074

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un racconto sul Campo n. 160 presso Suzdal’

info sul Monastero di S. Eutimio

LA’ IN FONDO

 

oltre il cancello-7891

 

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Mi fermo e guardo attraverso l’inferriata: scopro un piccolo giardino nascosto, un angolo e un momento che contiene tanta bellezza, un portone aperto, una sedia là in fondo davanti ad un finestrone, nella luce delicata della sera. Sembra un luogo bello in cui stare.

C’è silenzio e pace, lontano da tutto e dal rumore della vita che scorre. 

Mi trovo (e mi ritrovo) in un istante che mi riconnette con me stessa, in uno di quei momenti perfetti in cui fermare il tempo e stare lì.

Ondina

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la sedia giù in fondo-7893

 

🙂

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