LA MERAVIGLIA DELLA QUOTIDIANITA’


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A volte andiamo a cercare qualcosa che non sappiamo nemmeno noi cosa sia, senza accorgerci che quello di cui abbiamo bisogno, ciò che di buono e di bello e che ci fa stare bene è sempre stato accanto a noi. E riteniamo che l’abitudine, il solito tran tran siano solo cose negative e noiose.

Credo fermamente che questa visione della vita e del nostro quotidiano non sia un modo semplicistico, ottimista e meno impegnativo di vivere o sia più banalmente accontentarsi e rinunciare al nuovo o allo straordinario, ai quali, per quel che mi riguarda, la porta è sempre aperta.

E’ semplicemente apprezzare ciò che si ha, guardare le nostre vite con occhi nuovi e con meraviglia, anche se a volte è difficile e faticoso, e ringraziare (Dio o chi per lui, scegliete voi …) per tutto questo.

E scusatemi se è poco.

Ondina

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Non occorre andare a cercare lo straordinario quando l’ordinario, se osservato davvero, ha in sè tanto di sorprendente, di divino.

(Tiziano Terzani)

8 pensieri su “LA MERAVIGLIA DELLA QUOTIDIANITA’

  1. Ricordo questa canzone dei Dick dick, mi piaceva molto un tempo.
    Credo che l’inquietudine della ricerca faccia parte dell’uomo: il guardar oltre per placare una sete invisibile, un’illusione forse, ma anche una necessità irrefrenabile.
    Forse si placa con l’età.
    lo spero.
    Me lo auguro.

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    • Non so se si placa con l’età🙂 – te lo saprò eventualmente dire –
      e trovo che sia umana e innata questa inquietudine della ricerca, altrimenti saremmo già spenti o addirittura morti, però essa non ci deve far perdere di vista o apprezzare meno ciò che di buono o bello abbiamo accanto. O ci faccia credere che solo il nuovo sia più interessante e importante della “banale e scontata” quotidianità.🙂
      Grazie per la tua costante attenzione Primaepoi, un abbraccio e buon fine settimana

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  2. Io l’ho sempre pensato, ma a volte, proprio per questo si è tacciato di non essere ambiziosi (vero!)
    e si perdono per strada tante persone intorno a te …. ma forse anche questo è un bene!
    Bella rappresentezione fotografica.

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  3. é quello che ho sempre pensato anch’io, carissima, ma non lo sapevo dire…. grazie…. anch’io amo gioire delle piccole cose di tutti i giorni…. per dire e per fare un piccolo esempio: tutti i giorni faccio la stessa strada per andare al lavoro, passo tutti i giorni sul ponte sul Po e tutti i giorni c’è una luce diversa, c’è un riflesso che ieri non c’era, una sfumatura nuova nel pioppeto, e mi sento viva nel giorno nuovo… anche se è sempre il solito tran tran…..

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  4. Grazie ad entrambe, Giulia e Silvia!
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    Credo che apprezzare e godere di quello che si ha non sia accontentarsi o “viaggiare” ad un basso profilo.
    E se per questo, Giulia, perdiamo qualcuno per strada, pazienza!🙂
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    E’ vero Silvia, occorre guardare con occhi nuovi le cose che ci stanno intorno da sempre.
    La fotografia in questo senso mi ha insegnato anche ad osservare con più attenzione.

    Benvenuta qui Silvia, bentornata a te Giulia e un abbraccio ad entrambe, ciao

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  5. È vero quello che hai scritto, cioè che guardare ciò che si ha vicino rivela che c’è molto che è importante e nuovo e muta con noi in senso inatteso. Credo che sia dare per scontato e sicuro ciò che ci accompagna che toglie ad esso la meraviglia che invece possiede. Penso anche che siano almeno due i piani della ricerca che ruotano attorno allo stesso perno, ovvero noi stessi, e cioè il bisogno del nuovo come scoperta del mondo e il bisogno della conoscenza di sé. I due bisogni sono comunicanti, dialogano e approfondiscono quando ci tolgono dal superficiale e vanno nel profondo. Non sono intercambiabili, sono necessari entrambi. Questo mi viene da pensare. Buon ferragosto🙂

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    • Buona estate di mezzo, Roberto, visto che oramai il ferragosto è oramai trascorso.

      Le tue parole sono profondamente vere, grazie!
      E le sento molto mie.

      Il quotidiano può sembrare banale e scontato perchè fatto anche di attimi ordinari, di gesti della vita semplici, di cose comuni;
      ma è fatto anche di persone che camminano a fianco, conoscendosi da tempo e nel profondo, accomunate nella ricerca della propria strada in comune e di sè come singolo, per cercare assomigliare sempre di più alla propria unicità.
      Un mondo che aiuta a sentirsi “a casa”, accettati per quello che si è senza dover dimostrare nulla, senza ansie da prestazione o paure, dove trovare anche tenerezza, accoglienza e presenza.

      Tutto ciò non vieta e non impedisce anzi dovrebbe promuovere l’accoglienza e l’apertura al nuovo, al cambiamento, necessari ed indispensabili per migliorare.

      O almeno così dovrebbe essere…

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