MITTELBAU-DORA – Un campo dimenticato – (prima tappa)


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In un angolo del campo di concentramento,

a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori,

nella ruvida superficie di una pietra,

qualcuno (chi?) aveva inciso con l’aiuto di un coltello forse, o di un chiodo,

la più drammatica delle proteste:

“Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia”.

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(Le rose di Acatama – Luis Sepulveda)

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Il percorso di avvicinamento attraverso i paesini silenziosi e deserti per raggiungere la zona di Nordhausen …

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La “normalità” della vita quotidiana a pochi passi …

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Il primo forte impatto …

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L’ingresso all’inferno …

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Eppure fino qui non sembrerebbe ancora l’inferno che so …

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Ora ogni dubbio è fugato e da qui in avanti le parole sarebbero superflue. Preferisco lasciare parlare le mie immagini e la poesia di un deportato a Dora:

Essi ti hanno dato un nome di donna: Dora.

Tu avresti dovuto rasserenare le fronti stanche.

Ti hanno dato un nome di donna: Dora.

Per ingannarci una volta ancora.

Tu eri Dora, una donna di pietra.

Migliaia e migliaia sono morti tra le tue braccia.

Migliaia ti hanno maledetto.

Il tuo respiro era gelido.

Il tuo sorriso di ghiaccio.

Il tuo bacio veleno.

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(Stanislas Radimecki – Cecoslovacco deportato a Mittelbau-Dora)

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E la vita continua, il male per fortuna non ha vinto anche se è stato immenso e inaudito; ma nonostante gli insegnamenti della storia a monito, si continua a farlo …

Per questo motivo è oltremodo doveroso non dimenticare.

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Possa la storia dei campi di sterminio suonare come un sinistro segnale d’allarme.

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(Primo Levi)

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@ @ @ @ @ @ @ @ @.

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Come sempre le foto postate qui sono esclusivamente mie e alcune di esse sono sottoesposte e scure. Sono volutamente così perchè in quel luogo sinistro e infernale di follia, orrore e crudeltà, di luminoso (a parte la giornata stupenda) non c’era nulla.

Credo che sia superfluo affermare che questo luogo di morte mi ha colpita nel profondo e mi ha sconvolta nonostante io fossi preparata a quello che avrei potuto trovare, tramite le mie numerose letture. Ma anche se le testimonianze scritte di chi ha vissuto quell’inferno in terra sono terribili, vedere con i propri occhi, tentare, essendo sul posto, di provare solo a immaginare il terrore, lo stordimento, lo spaesamento, la perdita di dignità come persona umana e la sofferenza di chi è passato di lì, rendersi conto dell’infinità crudeltà, del cinismo e della follia degli aguzzini è tutt’altra cosa, è tutt’altra esperienza.

Una visita in questi posti non può non lasciare traccia indelebile.

Ondina

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Se vorrete approfondire:

http://coalova.itismajo.it/ebook/mostra/approfondimenti/at071.htm

Se cliccherete su ogni immagine ne potrete avere una breve descrizione.

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40 pensieri su “MITTELBAU-DORA – Un campo dimenticato – (prima tappa)

  1. Terribile e insieme stupendo, per quello che hai scritto e per le foto che hai scattato, che sono perfette così, assolutamente non sono troppo scure. Dovrebbe essere un monito ogni foto scattata in posti come questo, ma purtroppo il male continua, anche e soprattutto oggi, in modi diversi, anche più nascosti e subdoli sino a che tutti non avranno aperto gli occhi (si spera non avvenga troppo tardi).Tutto quello che possiamo fare, per ora, è cercare in noi stessi quell’ equilibrio che fuori sembra essere andato perduto.
    Un abbraccio e grazie per averlo postato.

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    • Grazie a te per l’apprezzamento Riyu, spero che le mie foto siano almeno un esile tentativo di mantenere vivo il ricordo per evitare che accadano ancora orrori del genere, anche se il male purtroppo continua.

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  2. C’è l’invito a dire che ne penso in questo box di commenti: è un particolare quasi provocatorio. Il pensiero si ferma anche davanti ai dolori normali. Figuriamoci qui anche se più o meno immaginati (per nostra fortuna anagrafica). Il primo, affiorato alla fine delle foto è che non avrei il coraggio di visitare questi luoghi.

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    • Non sono molto coraggiosa nemmeno io, Tonino, credimi, ma ritenevo e ritengo la visita in questi luoghi un omaggio doveroso a tutte le vittime, di ogni razza, nazionalità e credo, alle minoranza e a chi era considerato “diverso” e “non utile” alla società di allora e che hanno perso la loro vita per la follia di uomini che chiamare bestie è un’offesa per queste ultime.

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  3. Ciao, io ho visitato soltanto la Risiera di San Sabba (il minimo abitando a Trieste) e conosco le Foibe del carso dove venivano gettate vive e incordate l´una all´altra le persone e mi sono sempre chiesta il perché´di tanta crudeltá´, una domanda che continuo a farmi anche ora perché questa crudeltá continua in altri paesi e nei confronti di altre genti.

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    • A San Sabba e alle Foibe, esempi anch’essi di morte, della crudeltà e della follia dell’uomo, molti anni fa ho portato anche i miei figli.
      E’ umanamente impossibile, Libera, comprendere. Però per lo meno dobbiamo non dimenticare per essere attenti a quello che succede nel mondo e vigili.

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  4. Tempo fa sono stata a vedere il campo di concentramento di Mathausen. Sono rimasta anch’io senza parole. Pur avendo letto libri, visto film. Non so. E’ come se il dolore vissuto dalle persone deportate, l’orrore per i crimini subiti, per gli abusi perpetuati fosse rimasto appicciacato a quei muri, fosse nell’aria. E ti entra dentro.

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  5. Davanti a certe immagini mi vien solo da dire “il silenzio vale più di mille parole”, perché niente riuscirebbe a descrivere l’abominio che si è perpetrato per anni in quei posti, e, mio malgrado, di relazioni e saggi sui lager nazisti ne ho dovute stendere tante…

    Il grave è che ci sono persone che ad oggi continuano imperterrite a negare ciò che è successo in quei posti.

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    • Sono giustissime le tue parole Niko. Lì dentro, anche e soprattutto per rispetto e onore alla memoria, il silenzio è doveroso. Ma ti assicuro che è una cosa che viene naturale: quell’orrore ti toglie la parola.

      Il negazionismo è una bruttissima bestia e bisogna contrastarlo assolutamente; uno dei motivi per cui trovo importante portare la mia piccolissima testimonianza è anche questo.

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  6. Tu fai discorsi visivi, è quello il tuo modo di stare in rete: spesso le immagini sono eloquenti e non evitabili, non puoi giocarci e girarci attorno come con le parole. E ‘ la loro forza tremenda ed è anche la logica segreta della fotografia. Quando verrà il prossimo “giorno della memoria” basterà che tu pubblichi una sola di queste foto e il post è perfettamente completato. Ciao

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    • E’ vero, Enzo, io con le parole scritte non ho un bellissimo rapporto e non sono molto brava; quindi, sì, preferisco usare le immagini. Mi viene più spontaneo e naturale. Così è, se vi pare. 🙂
      Anche se il rischio di non essere compresa è comunque grande.

      Presto arriverà un’altra “riflessione visiva” su Buchenwald, un campo diverso da Dora (quest’ultimo, come indicato nel titolo, è stato un campo quasi dimenticato, ma non meno “importante” di altri più tristemente “famosi”).

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  7. Mi sono sempre interessata a questo terribile momento storico, ho acoltato e letto testimonianze, diari di sopravvissuti, a fatica ho guardato immagini pensando come sia stato possibile che accadesse. Non ho ancora preso coraggio ad entrare in un lager di persona, oggi arrivo qui da te e mi ci hai fatto entrare tu attraverso i tuoi scatti carichi di rispetto e profonda attenzione… ho letto anche le descrizioni. Grazie per aver condiviso il tuo viaggio all’inferno mostrandomi i suoi lati opposti, come
    le case intorno simbolo di normalità vicino alla follia, l’albero che opposto al lager è simbolo della Vita, i luoghi e oggetti per cancellare vite, la lapide a ricordarle dove ho trovato anche ns italiani. Ammiro la tua sensibilità nella scelta di non “dare luce” alle foto dal contenuto criminale e la scelta delle citazioni danno ancora più personalità al tuo viaggio, e non è da tutti.Ti ringrazio è stato toccante! Ti saluto con un pensiero alle vittime, augurandoci che nessuno mai le dimentichi e nessuno mai possa rivivere tanto orrore!

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    • Sai, questo è stato un periodo storico che ha sempre interessato molto anche me: ho fatto come hai fatto tu, mi sono documentata e ho appreso per conto mio e soprattutto con l’aiuto di mio marito, grandissimo appassionato e conoscitore della storia del novecento (considerato che a scuola, sia dell’obbligo che alle superiori, non ho mai studiato la parte di storia relativa alla Seconda Guerra mondiale).

      Credo, parere personale ovviamente, che la visita ad un campo di sterminio, nonostante sia un’esperienza faticosa e pesante, si debba fare. E vi debbano andare soprattutto i giovani.

      Ho iniziato un po’ “alla larga” il racconto di immagini perchè ho voluto far riferimento al fatto che la popolazione dei paesi vicini, accanto a quei luoghi di morte, NON poteva non sapere e al fatto che la vita fuori continuava “normalmente”.
      Gli americani, alla liberazione del campo di Buchenwald, fecero sfilare gli abitanti della vicina Weimar davanti alle cataste di cadaveri presenti nel lager, per mostrare loro l’abominio perpetrato dai loro connazionali e di cui anche loro erano a conoscenza.

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      • ciao, grazie per la risposta… è sempre un piacere condividere conoscenze ed esperienze. Hai una bella fortuna con tuo marito🙂. Infatti avevo capito il tuo intento… degli americani si l’avevo visto, e nel film “Il bambino con il pigiama a righe”, lui è morto perché facevano anche credere che lì non accadeva nulla di male… penso lo facessero davvero. Tutti e tutto follia tanta follia! Hai ragione per capire e imparare vanno visitati, qui da noi le scuole superiori li preparano con incontri e poi li portano… tornano più “cresciuti”, credo che si torni cambiati tutti.

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  8. Il mondo dimentica continuamente, ma forse ciò che e’ accaduto in Europa e’ troppo vicino per essere rimosso. Mi sono sempre chiesto come un guardiano del campo, un ufficiale potesse leggere una poesia, accarezzare i figli, amare una donna, sentirsi pulito. Anche come gli abitanti dei villaggi vicini potessero far finta di nulla, non chiedersi cosa avveniva nei campi, cos’era il fumo dei camini. Per anni e’ stata rimossa l’umanità dagli uomini, questo fa paura adesso come allora esiste il pericolo che riprenda il sopravvento la disumanità. Sono contento che tu abbia commentato, le tue foto sono belle ed esplicite ma la parola le rende più forti, le fa parlare oltre l’immagine. Grazie.

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    • Sai Will, la tua domanda è sempre stata anche la mia, insieme a quella in cui mi chiedo, senza risposta, i motivi per cui un folle come Hitler abbia potuto irretire e plagiare il popolo tedesco con le sue assurdità sulla razza ariana pura e abbia potuto mettere in atto la macchina di morte contro gli ebrei, omosessuali, zingari, persone deboli di mente, handicappati, ecc.

      Nella villa della Conferenza del Wannsee si possono trovare tutti i documenti relativi alla soluzione finale, ma quello che fa più impressione e orrore è la “contabilità lavori”:
      sì, praticamente un documento in cui v’è l’arida e allucinante sommatoria degli ebrei da eliminare nelle varie nazioni europee e non (in Italia avrebbero dovuto essere 58.000) fino ad ottenere una somma pari a 11.000.000 (undicimilioni!!) di persone.

      Non mi sono ancora data una risposta convincente, ho tentato (ma non è bastato) di pensare alla sconfitta della Germania nella Prima Guerra mondiale e allo scontento dei tedeschi, al particolare periodo storico, alla crisi del paese, all’insoddisfazione delle classi medie, alla paura del diverso, tutto terreno fertile, ma non abbastanza per avallare un abominio del genere.

      Grazie a te Will e a quelli che sono passati di qui per la cortese attenzione.
      Che sia una bella giornata per chi ha letto e per chi leggerà, ciao

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      • Non ci sono risposte, credo. Quando ci si unisce alla follia collettiva del branco si smette di pensare, si compiono azioni di ferocia inaudita con freddezza e si sospende il giudizio su se stessi.
        Anche io sto cercando il momento giusto per visitare un campo di sterminio, dopo le letture e quello che ho ascoltato. Non sara’ facile ma credo che vedere sia doveroso nei confronti di chi li’ e’ morto e che ci faccia aprire gli occhi sull’illimitatezza della barbarie umana e ci aiuti a fermarci prima che possa ricapitare.

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    • Vacci Egle, credo sia un’esperienza da fare, soprattutto se si hanno avuto parenti che han vissuto le atroci esperienze dei lager.
      La visita è molto impattante ma credo sia doveroso farla per onorare la memoria di chi ci ha lasciato la vita o ci ha patito le pene dell’inferno pur essendo ritornato a casa.

      Grazie per il tuo apprezzamento e benvenuta qui!
      Un sorriso, ciao

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  9. Sono il figlio di un kz che ha vissuto nel campo dora ed era un addetto alla costruzione dei famosi v1 e v2
    un kz internato politico italiano di benevento
    rivedendo questi luoghi si riscopre un’enorme emozione interna visto che mi e’ stato tanto raccontato di quei luoghi
    la saluto affettuosamente con la speranza che altra gente faccia mente locale agli orrori del passato.

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    • Non oso immaginare le enormi sofferenze vissute da Suo padre, Mario, testimone prezioso di quelle vicende orribili e inumane di dolore e morte.
      E’ terribile quel luogo, come lo sono gli altri campi che ho visitato.
      Credo che ognuno dovrebbe andarci: per rendersi conto dell’orrore perpetrato da umani (?) verso umani e che purtroppo nella storia si ripete ancora.

      Buona giornata e grazie molte per l’attenzione e il Suo apporto.

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  10. Buongiorno. Il tuo post è esaustivo, forte, doloroso. Profondo e mi ha lasciato senza parole. sto leggendo in giro celebrazioni del giorno della memoria e mi dicevo se ne sentissi la necessità anch’io, come blogger e come essere umano. Stavo per desistere ma la foto del forno che hai pubblicato mi spinge a dare il mio contributo e lo faccio ribloggando questo post. Grazie
    Chiara

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  11. Di fronte a questo passato che è eredità di tutti noi, non si può tacere e la “memoria” deve continuare per mostrare anche ai più giovani quello che è accaduto. Purtroppo quel monito pare non essere bastato e spesso assistiamo a mistificazioni e denigrazioni che vanno esclusivamente contrastate senza alcuna tregua, senza mai abbassare la guardia.

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  12. Grazie per avermi fatto compagnia in questo percorso ormai vestito di simboli e di ricordi… angoli di storia persi nel tempo dalla forza inalienabile. Anche tuo suocero, come papà, ha lasciato tra quei recinti, parte della loro gioventù violata della loro libertà negata. La medaglia è solo un misero riconoscimento morale, alla memoria per i nostri cari! Ma secondo te, è normale dover fare “domanda” per ricevere ciò che la legge stabilisce? Ti mando un bacio ed una abbraccio anche per tuo marito… c’è bisohno di memoria e di cuori “station wagon” come il tuo per continuare a vivere!!!
    paolo

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  13. Porto anche io il mio piccolo contributo…mio nonno passò quasi 2 anni dentro questo campo; da settembre 43 fino alla liberazione. Nei suoi ricordi (terribili) ricorda sempre in maniera positiva una falegnameria esterna al campo, dove alcuni internati andavano a lavorare perchè (parole sue) “quando si andava alla falegnameria ti davano (probabilmente i padroni) da mangiare, altrimenti non so se sarei mai tornato a casa”.
    Prima o poi ci andrò, glielo devo.

    L’importante è non dimenticare, MAI.

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    • Grazie Giacomo per la tua preziosa testimonianza!
      Vacci, è un’esperienza faticosa e pesante, ma è doveroso farlo almeno una volta nella vita.
      Perché, come diceva Primo Levi:
      “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

      Insieme ad un benvenuto qui, un saluto a te!

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