BUCHENWALD – (seconda tappa)


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In occasione del Giorno della Memoria, mi sento in dovere di riproporre un mio articolo dell’estate scorsa, pensato e sentito come esigenza dopo la visita al campo di sterminio di Buchenwald e Mittelbau Dora…

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Pertini diceva che “ricordare è un dovere e dimenticare è un delitto”, poichè i pericoli sono due: il riproporsi di questi eccidi e il negazionismo.
Quindi è indispensabile mantenere viva la memoria storica, la democrazia e il dialogo.

Ed è doveroso ricordare la Shoah oltre e non solo il 27 gennaio cogliendo l’occasione per non far cadere nell’oblio la memoria degli altri genocidi avvenuti nella storia e che hanno interessato le civiltà precolombiane, i nativi d’America, gli aborigeni, gli armeni, le vittime dei gulag staliniani, i Kulaki, la Cambogia di Pol Pot, i desaparecidos argentini, la Bosnia, il Ruanda….

https://ilmiosguardo.wordpress.com/2012/08/12/mittelbau-dora/

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UN PAIO DI SCARPETTE ROSSE

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

(Joyce Lussu)

*

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La liberazione: ore 15.15 dell’11 aprile 1945

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Sul cancello era scritto: JEDEM DAS SEINE  (A CIASCUNO IL SUO)

Ma chi erano costoro per decidere cosa spettasse a ciascuno? Come potevano essere così presuntuosi da sostituirsi ad un giudice, alla divinità o a chi per essi?

Quello che mi fa ancora più schifo e orrore è sapere che la maggioranza della popolazione della Germania dell’epoca approvasse la politica nazional-socialista e tutto ciò che ne conseguiva.

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In una delle circa cinquanta baracche (la n. 15) è stata rinchiusa anche la principessa Mafalda di Savoia, deceduta nel campo il 28 agosto 1944.

Alla liberazione del campo furono rinvenute cataste di cadaveri di internati. (Foto d’archivio esposta a Buchenwald)

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Lo stesso luogo, quasi settant’anni dopo.

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Il camino del crematorio e la sua sinistra e oscena ombra.

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Buchenwald, che significa “bosco di faggi”, è stato costruito nel 1937 su un’area disboscata dagli stessi prigionieri.

Mentre osservavo le piante che circondavano il campo, ho pensato a quante morti, a quanti dolori e crudeltà questi alberi hanno assistito e ne sono stati muti testimoni.

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Un sassolino, un fiore, una preghiera o un pensiero a memoria di coloro che qui o in altri luoghi simili sono stati derubati della speranza e della dignità, hanno perso gli affetti più cari e la vita.

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Uscendo dal campo non riesco a lasciarmi completamente alle spalle quel luogo di morte, e nemmeno ora a distanza di qualche settimana.

E quindi mi guardo intorno alla ricerca di qualcosa di bello, di buono e lieto che mi permetta di tornare a sorridere e continuare ad avere speranza.

Senza però dimenticare.

Ondina

*

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.

(Primo Levi Se questo è un uomo)

*

La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri!

Il mio impegno in questo senso è un dovere verso i miei genitori, mio nonno, e tutti i miei zii. E’ un dovere verso i milioni di ebrei ‘passati per il camino ‘, gli zingari, figli di mille patrie e di nessuna, i Testimoni di Geova, gli omosessuali e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell’assurdo; è un dovere verso tutte quelle stelle dell’universo che il male del mondo ha voluto spegnere…

I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato storia, è la storia oggi, si sta paurosamente ripetendo.

(Elisa Springer Il Silenzio dei vivi)..

 

Se vorrete approfondire: http://www.buchenwald.de/english/

E se scorrerete con il mouse o cliccherete su ogni immagine ne potrete avere una breve descrizione.

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23 pensieri su “BUCHENWALD – (seconda tappa)

    • Sapere che le mie foto (e le mie riflessioni) vanno dritte al cuore, insomma che non lasciano indifferenti è la soddisfazione più grande che posso avere.
      Grazie a te Will per le tue parole, per il tuo passaggio e il tuo apprezzamento, ciao e buona serata!🙂

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  1. Drammatica e potente testimonianza di un passato che non dobbiamo assolutamente dimenticare. Anche se fa male vedere tutto questo. Il tuo occhio fotografico è sensbile, Compreso nella foto finale. Tu pensa, non solo in Germania si sapeva, persino la Chiesa ha taciuto, non ha preso posizioni…

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    • Ti ringrazio Penna Bianca per quello che hai detto. E’ vero, tanti, troppi sapevano e hanno fatto finta di non sapere, anche per paura ma soprattutto per comodità e asservimento al potere.
      Buona serata grazie

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  2. Ondina non nascondo un grande senso di ripulsa sia per l’argomento che per la sua immagine… ma tu conduci per mano con gesto dolce e severo assieme. E questo fa grande la tua scelta artistica e il post. E\’ naturale chiedersi come sia stato possibile tutto ciò, quanta follia ideologica e sociale ci sia dietro quegli anni e avvenimenti. intanto molto tempo dopo altri lager altre guerre, altre violenze sempre giustificate dalla religione, dalla necessità, dalla convenienza. Dal nostro essere uomini-bestie feroci e completamente folli.
    Certo che le tue ferie sono veramente atipiche!

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    • Enzo, mi è piaciuta molto l’immagine che hai dato di me in questo contesto e riguardo al mio piccolo reportage di immagini.
      E’ vero, sono immagini crude, forti, brutali, impattanti ma la realtà lo era ancora di più e il motivo per cui ho dedicato parte del mio spazio a quel periodo della storia e a quei luoghi è proprio perchè essi sono purtroppo ancora attuali.

      Le mie ferie sono state atipiche?
      Sì, può essere, sono state vacanze storico-culturali che ho vissuto intensamente e mi sono piaciute come non mai; ma non ho visitato solo lager, ho fatto anche un percorso di memoria familiare e poi pure altro.🙂
      Se avrai voglia di seguirmi, ne vedrai ancora qualche immagine.🙂
      Grazie e buona serata!

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  3. Mi hai lasciata senza parole. Ti faccio semplicemente i miei più sinceri complimenti per questi post. “Per non dimenticare” come si dice e tu ci hai fatto conoscere ancora meglio e più minuziosamente una realtà che spesso, purtroppo, tendiamo a scordare. Complimenti davvero. Un bacione.

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  4. Dimenticare mai. Le immagini parlano e raccontano perchè quegli orrori, come quelli più vicini nel tempo successi nella ex jugoslavia, quelli che ancora accadono in africa o nel vicino medio oriente, abbiamo a toccare la nostra sensibilità e ci facciano riflettere.

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    • Hai detto tutto Giulia. Io sono per il colore, lo adoro lo sai, perchè è vita.
      Ma qui vita non ce n’era.
      Qui era solo ricordo di morte e di grandissima sofferenza.

      Quindi, dopo Mittelbau Dora (che ho lasciato a colori per altri motivi) ho deciso che il b/n sarebbe stato un “aiuto” per trasmettere il dolore e la forte emozione provata sul posto di fronte a tutto quell’orrore.

      Questa è stata la mia prima esperienza con il b/n (non so con quali risultati però, mi piacerebbe saperlo da chi più di me in questo campo se ne intende) e devo dire che m’è venuto naturale “pensare” queste immagini in due colori.

      Grazie ancora Giulia, buona giornata ciao

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  5. Vedi Ondina ci sono fatti e scritti che non hanno tempo, che restano sempre, intendo dire che non sono DATATE.
    Hai fotografato l’orrore e la follia, la punta dell’iceberg sommerso che prima o poi affonda la nave della ragione. Bisognerebbe cambiare rotta, “studiare il clima”, prevenire la formazione e il distacco delle masse di ghiaccio.
    Dopo molti mesi la forza e il valore di questo post è immutata. Brava.

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    • Sarebbe assolutamente doveroso cambiare rotta perchè, nonostante quello che è successo e gli insegnamenti e i moniti che dovrebbero arrivare da esso, gli orrori continuano e si moltiplicano nel mondo e nella storia.

      Ti ringrazio, Litograph, per il gradimento che mi riservi 🙂
      buon fine settimana, ciao

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  6. Più volte mi sono riproposto di fare un viaggio “fisico” della Memoria, ma alla fine mi sono sempre tirato indietro. Conosco i miei limiti e non riuscirei ad uscirne indenne. Della Memoria ho letto tanto ed ogni volta un pugno allo stomaco mi manda in tilt, lasciando tracce che non sbiadiscono. Non resisterei ad attraversare quegli spazi, non ne avrei la forza. A guardarne le foto mi viene un nodo alla gola e la cosa che più mi sconvolge è pensare che poi alla fine tutto questo non è bastato. Dopo l’Olocausto, abbiamo assistito “sottotono” alla barbarie etnica nella ex Jugoslavia, appena pochi anni fa; lo stesso è accaduto in Africa con le etnie Tuzi; e cosa inquietante ed incomprensibile, come dici tu, è la faciltà con cui, tante persone, in breve tempo abbiano accettato tutto quello che è accaduto. Ho letto qualche tempo fa “il giardino delle bestie” che narra del 1933 a Berlino, quando si consolidarono le basi per quello che è poi successo. Mi chiedo perché, almeno in quegli anni (in quegli anni ancora si poteva fare qualcosa!) nessuno (con le dovute eccezioni) ha provato ad interrompere quella spirale del male che ha trovato poi, terreno fecondo.
    È una domanda che mi faccio da sempre, e qualunque libro e teoria che ho letto, non ha risolto i miei dubbi.

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    • Non uscirai indenne da un’esperienza simile, Lois.
      Solo le persone insensibili e aride ne uscirebbero indenni.
      Ma credo che non sentirebbero nemmeno l’esigenza di andare in quei luoghi.

      Nonostante avessi letto tanto anch’io, non si è mai preparati ad affrontare i luoghi fisici e la memoria di una barbarie simile.

      Quel che fa più male, è vero, è la consapevolezza che è servito a poco come monito ed insegnamento considerato quel che è successo anche dopo nel mondo e nella storia.
      Ma non sono mai riuscita a spiegarmi come sia stato possibile che questa follia omicida abbia potuto fare presa su così tanta gente e con i risultati che ben conosciamo.
      Alla villa dove s’è tenuta la tristemente nota Conferenza del Wannsee, nei pressi di Berlino, è orrendo vedere la “contabilità” dello sterminio che nel gennaio del ’42 alcuni gerarchi si sono permessi di decidere sulla pelle degli altri.

      Ti ringrazio per l’indicazione del libro che provvederò a procurarmi.
      Grazie per l’attenzione e l’apprezzamento, Lois
      ciao

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