PONTI E LEGAMI


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… I ponti gli piacevano, uniscono separazioni,

come una stretta di mano unisce due persone.

I ponti cucciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze.

(La casa dei sette ponti – Mauro Corona)

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ponte del diavolo-ponte della maddalena-borgo a mozzano-strada per abetone-4960

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Immagini del ponte del Diavolo o della Maddalena a Borgo a Mozzano (Lucca),  datate luglio 2011, realizzate al termine della suggestiva strada che dall’Emilia Romagna porta in Toscana tramite il Passo dell’Abetone.
E’ la stessa strada statale nei pressi della quale, molto lontano da lì, vivo anch’io.    :-)


Tempo fa m’è capitato in mano un piccolo libro di Mauro Corona, una fiaba ambientata ai giorni nostri, di cui riporto un breve passo, dolce e malinconico, che descrive molto bene quella valle, suggestiva e poco contaminata dalla modernità.

Tra quelle parole sono “inciampata” inoltre nella bellissima frase d’apertura di questo post …

Ondina

ponte del diavolo-ponte della maddalena-borgo a mozzano-strada per abetone-4970

ponte del diavolo-ponte della maddalena-borgo a mozzano-strada per abetone-4966

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L’intaglio lungo il quale si snoda la strada è sempre ombroso, stretto fra pareti alte e ripide, infiorate di alberi ritorti e stentati, sorretti da ciuffi di zolle nervose come calci di capra. Ogni tanto rocce verde scuro pencolanti e sgretolate appaiono qua e là, incombono da una parte e dall’altra come minacce. Sembrano sul punto di cadere, ma non cadono. Rimangono lassù, aggrappate al nulla, come un alpinista incrodato. Forse vogliono ricordare al viandante la precarietà dell’esistenza. Giù in fondo, con la stessa pazienza dei pendii, scorre un torrente dall’aspetto inaccessibile, di colore scuro come la valle che lo tiene in grembo. Solo ogni tanto, nelle balze più ostiche e nei salti, l’acqua si illumina di sorrisi con bagliori lucenti e occhi d’oro. D’autunno, i funghi rotolano in basso perché la valle trema di nostalgia e silenzio, mentre le poiane fanno i loro giri, a controllare che tutto rimanga segreto. Quella valle è uno sbrego torturato e duro, dieci chilometri lungo i quali i bordi sembrano abbracciare gli automobilisti e tirarli su, a respirare più in alto, dove c’è aria e sole. Da quei pendii scabri, sospesi sul vuoto, piccoli alberi ritorti e pieni di tristezza guardano verso un punto lontano, dove fratelli più fortunati godono un rigoglio unico in un posto meraviglioso: l’Abetone. E allora piangono. Spesso singhiozzano di dolore per essere stati confinati lassù, all’eterna penitenza, da qualche spirito invidioso e malvagio. Piangono e bagnano la strada: gli automobilisti, ignari, pensano che stia piovendo, e imprecano contro quella valle umida, disagevole e piovosa.

(La casa dei sette ponti – Mauro Corona)

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