SUZDAL’


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In lontananza si sente una specie di fischio, sembra un treno ma non lo è, e il buio sta per calare. Le notti bianche dei territori più a nord rischiarano ancora un pochino il cielo che si intravede tra le cime delle alte betulle che formano il boschetto quadrato, lontano dal paese.

C’è un cimiterino ortodosso percorso da silenzi profondi e tristi, malinconie antiche e nuove, sterpaglie alte e cancellate basse di ferro arrugginito che avvolgono tombe abbandonate e vecchie di anni, affetti e ricordi oramai svaniti.

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Dopo aver combattuto nelle steppe del fronte a sud est, viaggiato su carri bestiame a volte scoperti, soldati italiani sono giunti qui, in questo paesino dalle chiese con le guglie a cipolla, in terra di nebbie, gelo e neve, lontanissima e straniera. Sfiancati dalle interminabili marce del “davai”, sono giunti nel monastero trasformato in prigione, dove han provato la fame, il tifo, un’infinita sofferenza e incontrato la morte.

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Ora, dimenticati dai più, riposano in questo luogo solitario trascurato e desolato.

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fossa comune a Suzdal-9880-

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Nonostante l’oblio lavori per cancellare quel che sono stati, la loro umanità e dignità, la storia, le fatiche, gli orrori, e nonostante i tentativi di far sì che ciò che han patito non sembri più vero, siamo andati a cercarli, li abbiamo trovati e abbiamo portato loro il dovuto ricordo, un pensiero e una preghiera.

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Abbiamo provato commozione, tristezza e amarezza insieme, ma prima di salutarli e andarcene, abbiamo raccolto il messaggio di speranza che questi poveri soldati, soli e lontani da ciò e da chi amavano, sembrava ci volessero lasciare:

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…e voi che ritornerete a casa sappiate che anche qui dove riposo, in questo campo vicino al bosco di betulle, verrà la primavera.

.(dal poeta della steppa Giuliano Penco – Io resto qui)

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Fossa comune di soldati italiani (provenienti dal Campo n. 160 presso il Monastero di S. Eutimio di Suzdal’) – Ex Cimitero Ortodosso – Suzdal’ – Oblast’ di Vladimir – Russia

06 luglio 2015

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marcia del DAVAI-0074

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un racconto sul Campo n. 160 presso Suzdal’

info sul Monastero di S. Eutimio

15 pensieri su “SUZDAL’

    • Già, è questo che rende ancora più tristi e cerca di togliere memoria e quindi speranza per il futuro.

      Ma non bisogna farsela rubare, Will, chè già ci hanno rubato troppo, soprattutto ai giovani, che non sono molto diversi da quelli sepolti e quasi dimenticati lassù …:-/

      Grazie Will per il tuo pensiero e un sorriso per una bella giornata,
      ciao

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  1. Ciao Ondina i testi continuano a migliorare e a volte sopravanzano l’immagine. Ho qualche difficoltà a considerare l’inutilità di questi morti…per quanto è difficile sfuggire all’assurdità del concetto guerresco. Ma dirli inutili quei morti e ucciderli per la seconda volta. Ti ho letta nel tuo commento e ti ringrazio tanto.

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    • @ Enzo e Prima&poi
      Lungi da me pensare che quelle persone, quei poveri soldati, siano morti inutilmente, siano morti invano!!
      Sarebbe l’offesa più grande che si potrebbe fare loro!

      Mi riferivo alle “piene di dolore inutili” di cui scriveva Will.
      Quel dolore immenso che poteva essere risparmiato alle madri, alle spose, alle famiglie se gli sconsiderati che hanno deciso la guerra a tavolino, sulla pelle altrui, fossero stati meno megalomani e folli.😦

      Oltre tutto, vi parrebbe che, se per me fossero morti inutili mi sarei presa e mi prenderei la briga di “andarli a scovare e a trovare”??

      Il mio post invece vuole essere un “misero” omaggio e un ricordo a Loro, a quei poveretti e alla loro storia sconosciuti ad oltre il 90% dei loro connazionali (e forse anche di più), i quali non sanno nemmeno che sono morti in quelle terre desolate e fredde e non conoscono il motivo per cui sono morti e sono sepolti là.

      Grazie per i vostri interventi che mi hanno dato la possibilità di chiarire, grazie per il tuo gradimento Enzo: qui le foto hanno il solo scopo di ricordare (sono fatte malamente e la prima pure di notte).
      Un sorriso ad entrambi.

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  2. La penso come Enzo: considerarli morti inutili è riucciderli. Bisogna che invece si rifletta su come si debba lavorare per evitare che tante vite vadano perse. E’ questa una grande eredità che ci lasciano come monito.

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  3. Sostare davanti a tombe come questa fa emergere molte emozioni, molte riflessioni … sopratutto sulla natura passeggera della nostra vita e sul senso del nostro odio, delle nostre guerre, delle nostre insoddisfazioni ….

    Ti auguro una lieta settimana.

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    • E’ proprio così, Mr., non è possibile rimanere indifferenti di fronte al dolore che quella storia, quelle vicende e le morti che ne sono derivate han provocato. Sarebbe inumano.

      Grazie, buon fine settimana a te, visto che arrivo solo ora…🙂

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  4. L’inutilità delle morti rende forti quelle vite, il dolore importante, radicale, non diluito dal pensiero che tutto quel dolore sia servito. Non furono persone inutili, avevano pensieri, affetti, vite, la loro morte non ha giustificazione. Non può averla.

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    • Ho sempre pensato che dietro ad un nome o a quel generico “Qui riposano caduti italiani” su una lapide (e quante lapidi simili ci sono in giro per il mondo??),
      c’erano vite, storie, affetti e umanità, spenti tutti troppo presto dalla violenza della guerra e da decisioni che han tenuto conto solo di interessi e tornaconti, sia pur, questi, a livello internazionale o addirittura mondiale…

      Ma credo, in tutti i casi e al di là di qualsiasi polemica, sia doveroso un ricordo per quella povera gente lì sotto sepolta: che non sia dimenticata!
      Ecco il senso principale del mio post.

      Un saluto e un augurio di buon fine settimana con un sorriso a te, Will, e a tutti quelli che sono passati di qui e che passeranno🙂

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  5. Sì … ricordiamoli sempre, con gratitudine e affetto : nessuno, in questo mondo precario e bastardo, è immortale … se non nella Memoria !!!🙂

    LETTERA DI UN SOLDATO AL FRONTE .

    Testo integrale :

    18 giugno 1917 – ore 24 .

    “Cari Genitori,
    scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire. Non ne posso fare a meno. Il pericolo è grave, imminente. Avrei rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertà, per darvi un ultimo saluto.
    Voi sapete che odio la retorica .… No, no, non è retorica quella che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole : sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa ma orrenda.
    Fra cinque ore qui sarà un inferno. Fremerà la terra, si oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa, e rombi e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in questo istante medesimo sento in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso : piove.
    Vorrei dirvi tante cose, tante ma Voi ve l’ immaginate. Vi amo, Vi amo tutti …… Darei un tesoro per potervi rivedere. Ma non posso. Il mio cieco destino non vuole. Penso in queste ultime ore di calma apparente, a te, Papà, a te, Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore ; a te, Beppe, fanciullo innocente, a te, Nina ….. Che vi debbo dire? Mi manca la parola : un cozzar di idee, una ridda di lieti e tristi fantasmi, un presentimento atroce, mi tolgono l’ espressione. No, no, non è paura. Io non ho paura. Mi sento ora commosso, pensando a Voi, a quanto lascio ; ma so di mostrarmi forte dinnanzi ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anch’ essi hanno un morale elevatissimo.
    Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da un’ anima buona, non piangete. Siate forti come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto in guerra non è mai morto. Il mio nome resti scolpito nell’ animo dei miei fratelli, il mio abito militare, la mia fidata pistola ( se Vi verrà recapitata), gelosamente conservati, stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per Ventura mi sarò guadagnato una medaglia, resti quella a Giuseppe.
    O genitori, parlate, parlate, fra qualche anno quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratellini di me, morto a vent’ anni per la Patria.
    Parlate loro di me, sforzatevi di risvegliare in loro il ricordo di me. Chè è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi. Fra dieci, venti anni forse non sapranno più di avermi avuto fratello .
    Addio ……

                                             il Vostro Adolfo .... "
    

    Fine testo .

    N.B. Questa Lettera fu scritta dal Tenente degli Alpini Adolfo FERRERO, torinese, “a poche ore” dalla sua eroica morte nella Battaglia dell’ Ortigara .
    La Lettera era stata affidata dal Tenente FERRERO al suo Attendente, affinchè la recapitasse ai suoi Genitori qualora, come presagiva, fosse caduto sul campo e non fosse stato in grado di spedirla lui stesso . Il destino ha voluto che morissero entrambi su quel Fronte insanguinato, e questo accorato documento, macchiato di sangue, è stato rinvenuto addosso a quel Soldato, accanto ai suoi resti mortali, SOLTANTO DOPO 41 ANNI !!!
    Oggi, la Lettera fa parte dei Cimeli del Museo Storico del SACRARIO MILITARE DI ASIAGO SUL MONTE PASUBIO .

    @Cavaliereerrante
    Novembre 2010

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    • Ti ringrazio infinitamente, Cavaliereerrante, per il tuo commento e per la straziante lettera dal fronte che mi hai lasciato qui;

      non posso naturalmente che essere d’accordo con ognuna delle tue parole!
      La conoscenza della storia e soprattutto la sua memoria tenuta viva, sono assolutamente fondamentali per un popolo. Purtroppo però oggi non sembra essere così.

      Prima di chiudere, una cosa più…leggera.
      Ho visto che il finale del tuo commento riporta una data, insieme al tuo nick; quindi mi sorge spontanea la seconda domanda oggi: 😇😃
      tenevi un blog?

      Benvenuto qui e grazie per il gradimento!
      Secondo sorriso, ciao 😊

      .

      ps. Se vuoi curiosare, io ho una mezza …fissa riguardo la Memoria:

      http://www.al-nair.com/blog-1/2015/1/26/non-piu-reticolati

      https://ilmiosguardo.wordpress.com/2012/08/20/buchenwald-seconda-tappa/

      https://ilmiosguardo.wordpress.com/2012/08/12/mittelbau-dora/

      ecc….

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      • No … @Ondina cara, non ebbi mai – e non ho – un mio blog ! 😦
        Pochi mesi prima della data che hai letto ( ed esattamente a fine settembre/2009 ) lessi sul mio giornale, LA REPUBBLICA, un bellissimo articolo che mi stupì ! Si intitolava UN FILM COME TERAPIA …. Scoprii in seguito che trattavasi di un “post” scritto da @Aquilotta71 . Costei, che riuscii a contattare, con affetto e tanta pazienza mi spiegò cosa fosse un Blog e la Blogsfera ( io, di queste cose, non solo non mi intendevo, ma non sapevo neppure che esistessero ) …. e fino a qual punto si potessero condividere passioni, malinconie, felicità … ed ogni più riposto ‘moto del cuore’ …. Ora, @Aquilotta è la mia più cara amica …. ed anche se il suo blog non esiste più, resta per me impresso nella memoria ogni sua parola ! 🙂

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  6. Cara Ondina, eccomi, finalmente. Ho fatto un pò di cambiamenti e un pò di pulizie di primavera anche se siamo in autunno ormai, che mi hanno tenuta impegnata. Ho visto il tuo passaggio sul mio blog che ho sviluppato meglio abbandonando, per il momento o non lo so, la “Topina”. Staremo a vedere. L’importante è, secondo me, nella vita, avere entusiasmo e questo nuovo progetto me ne crea tantissimo. Questo post l’hai scritto come una poetessa. Hai affrontato un argomento così toccante in modo meraviglioso e sei persino riuscita a commuovermi. Ti faccio i miei complimenti. Ora che sono più tranquilla, non vedo l’ora di leggerne altri🙂 Ti abbraccio e ti auguro una splendida giornata.

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    • Eccomi cara Meg, con molto ritardo, qui a risponderti…
      Ti ringrazio tanto per l’apprezzamento e per le tue parole, quel luogo e il suo significato non potevano lasciarmi indifferenti: anzi, mi hanno toccato nel profondo e qui vi ho riportato parte di quel che ho vissuto, pur con le limitazioni mie.

      Del tuo nuovo blog sai come la penso: te l’ho già detto altrove e lo trovo davvero interessante.
      L’importante è fare quel che ci si sente e quel che ci dà più soddisfazione e rispecchia noi stessi.

      Ora ti saluto e ti auguro un grande successo per la tua nuova avventura e un buon fine settimana,
      con un sorriso 🙂

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