“Il mio nome resti scolpito nell’ animo dei miei fratelli”


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Ringrazio Cavaliereerrante per avermi fatto pervenire il testo della lettera che segue. Abbiamo una (?) cosa in comune io e Lui: il riconoscere l’importanza e il dovere della Memoria.

Mi spaventa l’oblio e la sensazione che tutto quel dolore, quelle morti lo siano state invano, senza scopo, come invece NON è.

Ho voluto lasciare il post scriptum di Cavaliereerrante a spiegazione e completamento della lettera poichè il merito di questo post è Suo.

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LETTERA DI UN SOLDATO AL FRONTE  (18 giugno 1917 – ore 24)

Cari Genitori,
scrivo questo foglio nella speranza che non vi sia bisogno di farvelo pervenire. Non ne posso fare a meno. Il pericolo è grave, imminente. Avrei rimorso se non dedicassi a voi questi istanti di libertà, per darvi un ultimo saluto.
Voi sapete che odio la retorica .… No, no, non è retorica quella che sto facendo. Sento in me la vita che reclama la sua parte di sole: sento le mie ore contate, presagisco una morte gloriosa ma orrenda.
Fra cinque ore qui sarà un inferno. Fremerà la terra, si oscurerà il cielo, una densa caligine coprirà ogni cosa, e rombi e tuoni e boati risuoneranno fra questi monti, cupi come le esplosioni che in questo istante medesimo sento in lontananza. Il cielo si è fatto nuvoloso: piove.
Vorrei dirvi tante cose, tante ma Voi ve l’ immaginate. Vi amo, Vi amo tutti …… Darei un tesoro per potervi rivedere. Ma non posso. Il mio cieco destino non vuole. Penso in queste ultime ore di calma apparente, a te, Papà, a te, Mamma, che occupate il primo posto nel mio cuore; a te, Beppe, fanciullo innocente, a te, Nina ….. Che vi debbo dire? Mi manca la parola: un cozzar di idee, una ridda di lieti e tristi fantasmi, un presentimento atroce, mi tolgono l’ espressione. No, no, non è paura. Io non ho paura. Mi sento ora commosso, pensando a Voi, a quanto lascio; ma so di mostrarmi forte dinnanzi ai miei soldati, calmo e sorridente. Del resto anch’ essi hanno un morale elevatissimo.
Quando riceverete questo scritto fattovi recapitare da un’ anima buona, non piangete. Siate forti come avrò saputo esserlo io. Un figlio morto in guerra non è mai morto. Il mio nome resti scolpito nell’ animo dei miei fratelli, il mio abito militare, la mia fidata pistola (se Vi verrà recapitata), gelosamente conservati, stiano a testimonianza della mia fine gloriosa. E se per Ventura mi sarò guadagnato una medaglia, resti quella a Giuseppe.
O genitori, parlate, parlate, fra qualche anno quando saranno in grado di capirvi, ai miei fratellini di me, morto a vent’ anni per la Patria.
Parlate loro di me, sforzatevi di risvegliare in loro il ricordo di me.

Chè è doloroso il pensiero di venire dimenticato da essi. Fra dieci, venti anni forse non sapranno più di avermi avuto fratello .
Addio ……

Il Vostro Adolfo


 

Questa Lettera fu scritta dal Tenente degli Alpini Adolfo Ferrero, torinese, “a poche ore” dalla sua eroica morte nella Battaglia dell’Ortigara. La Lettera era stata affidata dal Tenente Ferrero al suo Attendente, affinchè la recapitasse ai suoi Genitori qualora, come presagiva, fosse caduto sul campo e non fosse stato in grado di spedirla lui stesso. Il destino ha voluto che morissero entrambi su quel Fronte insanguinato, e questo accorato documento, macchiato di sangue, è stato rinvenuto addosso a quel Soldato, accanto ai suoi resti mortali, soltanto 41 anni dopo! Oggi, la Lettera fa parte dei Cimeli del Museo Storico del SACRARIO MILITARE DI ASIAGO.
Bruno De Angelis – 2010


					
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11 pensieri su ““Il mio nome resti scolpito nell’ animo dei miei fratelli”

  1. Credo che abbiamo il dovere della memoria e quello dell’impegno perché ciò che accadde davvero non sia dimenticato e quello che può accadere non ripeta l’orrore. Tutte le altre sono piccole questioni, problemi che si risolvono.

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    • Purtroppo la storia è cattiva maestra e pochi sono i suoi alunni e quindi siamo destinati a ripeterla ….
      Certo che sono commoventi quelle righe, direi strazianti.

      Ancora grazie per il gentile pensiero Mr., ricambiando di cuore i miei auguri a te e ai tuoi cari 🙂

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  2. Salve, @Ondina … non m’ ero dimenticato di te, ed eccomi qua !
    Nel blog di @Aquilanonvedente ho lasciato un mio ricordo che trascrivo anche qui da te ! 🙂
    “In quelle successive ???
    Forse sì … forse no, ma arriveranno, nell’ avvicendarsi di persone, altre e diverse persone successive in cui, matematicamente, il ricordo di noi, delle cose che abbiamo lasciato, dei nostri segnali … svanirà !
    Questo, mio caro @Aquilanonvedente, non dovrebbe essere motivo di sconforto, giacchè abbiamo sempre saputo di non essere, noi e le nostre cose, immortali !!! Ma se abbiamo amato e non posseduto, se siamo stati insieme agli altri riconoscendone i diritti e non calpestandoli, se in noi gli egoismi, ed il senso di sopraffazione, di dominio, di ricchezze quali che siano … non riuscirono a sopraffarci, ebbene io penso che QUALCOSA DI NOI RESTERA’ !
    Nel Cimitero Monumentale della cittadina di Marino ( uno dei Castelli Romani ) … una ventina d’ anni fa, in occasione di una visita a mio Padre ed ai miei Nonni Materni, vidi una Tomba abbandonata : era costituita da quattro colonnine, unite idealmente da un cordone di bronzo, che cingevano uno spazio rettangolare . In mezzo c’ era la statua ( in grandezza reale ) di un Angelo con le ali spiegate seduto su una roccia in una posizione di meditazione . Al centro del petto era incastonata la foto del giovane @Anselmo Quirino Romano in divisa di sottotenente di Fanteria … e sulla pagina marmorea c’ era scritto : QUI GIACE ANSELMO QUIRINO, LAUREANDO IN LEGGE, CADUTO NEL 1915, PER LA GLORIA DELLA PATRIA ! Mi commosse quella Tomba abbandonata : il cordone bronzeo era sopravvissuto solo in parte, peraltro caduta in terra, le colonnine erano precarie, lo spazio sporco e abbandonato, la statua ricoperta di nerume … e non un fiore – nemmeno secco – la confortava !
    Allora raccolsi un elemento della catena bronzea, e me ne ritornai a casa ! Con quell’ anello per modello, ne comprai altri per riformare il cordone per intero, comprai poi una spazzola d’ acciaio ed una scopa da esterni ! Così, con questo materiale in macchina, ritornai appena possibile in quel Cimitero e, nello spazio di una mattinata, ricostruii la catena bronzea, spazzolai con delicatezza la statua togliendo il nerume, rifissai le colonnine e scopai ben bene lo spazio tombale . Infine acquistai un vaso di ciclamini bianchi da uno dei fioristi sul Piazzale di Ingresso : ora la Tomba appariva curata e amata … e, andandomene, ebbi l’ impressione che quel giovane mi sorridesse grato ! Per vicende personali, non andai più in quel Cimitero, lasciando ahimè che passassero 10 anni ! Prima ancora di andare a trovare le Tombe di mio Padre e dei miei Nonni … passai davanti a quella Tomba da me restaurata : ebbene, tutto era intatto e pulito … e fiori da campo, disposti in un vaso, allietavano la mia vista !
    @Anselmo Quirino, non m’ era nè amico nè parente … ed era inoltre morto sessanta anni prima che io nascessi, ma era parte di me, ormai, il suo nome m’ era dolce … ed il suo viso malinconico e sorridente non era più svanito in me ! E allora “dormi @Anselmo, sogna … riposa, muore anche il mare”, pace all’ anima tua, ONORE A TE !!! 🙂
    @Bruno De Angelis

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    • Hai fatto un’opera buona, quel poverino di sicuro ti ha sorriso e ringraziato.
      Complimenti Cavaliere (di nome e di fatto!), sei un Signore, come pochi oramai.

      E che bella cosa esser tornato dopo anni e ri-trovare la tomba curata.
      Il ricordo, quanto è importante…

      Per il mio modesto parere, quel che conta alla fine della vita di una persona sono solo le relazioni che è riuscita a tessere e di cui è riuscita a circondarsi. E basta.
      E così qualche cosa di noi rimarrà nel cuore e nel pensiero delle persone che ci hanno amato, come in noi rimane traccia di chi è stato per noi prezioso.

      Che sia una buona settimana Cavaliereerrante, con un altro sorriso
      ciao 🙂

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